Luce d’estate ed è subito notte – Jón Kalman Stefánsson

Tempo di lettura: 27 aprile 2018 – 31 maggio 2018

Origine del libro: bazzicando annoiata le Instagram Stories, mi è capitato sotto gli occhi Matteo Fumagalli che parlava, tutto contento, della collana “I Boreali”, una collaborazione fra la casa editrice Iperborea e il Corriere della Sera, al fine di incentivare la conoscenza degli autori nordici. Trovata, a mio parere, geniale: storie originali ed interessanti, copertine bellissime e prezzo modico. Io ne ho acquistati cinque!

Parola chiave dell’esperienza di lettura: per questa volta ne ho due. La prima è curiosità: non vedevo l’ora di avventurarmi fra le pagine di questo romanzo. Letteratura nordica, di Paesi mai visti, se non raramente in tv, un affare del tutto nuovo per me! La seconda parola è pettegolezzo: l’autore parla al lettore in prima persona plurale, quindi leggere è stato come ascoltare un gruppo di vivaci signore, felici di raccontare le vicende e la storia di un paesino islandese.

Un villaggio di quattrocento anime e da sfondo la piccola e magica Islanda. Questo è “Luce d’estate ed è subito notte” di Jόn Kalman Stefánsson. O, almeno, questo è quello che l’autore vuol far credere nelle primissime righe:

“Stavamo quasi per scrivere che la particolarità del paese consiste nel non averne nessuna, ma in effetti non è del tutto vero”

Effettivamente, la particolarità di questo paesino sono gli abitanti che quotidianamente lo popolano. Quattrocento anime, con nomi a volte mai sentiti e bellissimi, si intrecciano intorno ad edifici storici: il Maglificio, la Cooperativa, il Magazzino, i Macelli, la Latteria sociale, il Centro civico. Tutti rigorosamente riportati con la lettera maiuscola, come a voler sottolineare la loro imponente presenza in un piccolo luogo. Qual è – si potrebbe insistere- la particolarità? Beh, in questo romanzo la particolarità è proprio la non eccezionalità, l’assoluta semplicità, la normalità e ciclicità della vita, interrotta da pochi eventi che paiono rivoluzioni copernicane, in un paesino che sulla carta pare così lontano, ma che in verità, mi ha ricordato parecchio il mio.

“Non che intendiamo passare in rassegna il paese intero, andare di casa in casa, non lo sopporteresti, ma sicuramente ti racconteremo della voluttà che tiene insieme i giorni e le notti […]. Racconteremo di eventi quotidiani, ma anche di certi che superano la nostra comprensione, probabilmente perché non hanno nessuna spiegazione.”

In otto capitoli è raccontata la vita di tutti i giorni in ogni sua sfaccettatura e naturalezza, in tutta la sua sfacciata realtà. Tutti sono trattati alla pari: amore, tristezza, gioia, spavento, passione, rassegnazione, entusiasmo e dolore toccano tutti i personaggi, dalla bella Elísabet, che risveglia i sogni proibiti degli uomini, al solitario Benedikt nella sua fattoria, ad Áugústa, impiegata ficcanaso dell’ufficio postale, all’Astronomo. Su quest’ultimo personaggio vorrei soffermarmi un attimo: egli rappresenta la prima rivoluzione, la destabilizzazione di un luogo e un tempo che pare scorrere lentamente e sempre uguale a se stesso.

L’Astronomo non è sempre stato con lo sguardo rivolto verso il cielo, anzi, aveva una vita del tutto diversa: abitava nella villa più grande del paese con una moglie bellissima, tanta pecunia, un rispettabilissimo lavoro da direttore del Maglificio. Ma una notte sogna in latino “Tu igitur nihil vidis?” e ogni cosa cambia: trascura il lavoro e gli affetti, abbandona la villa, vende i suoi beni per corsi e antichi manuali di astronomia in latino, impartirà lezioni mensili ai concittadini sull’immensa vastità del cielo.

“Il lampo risoluto era sparito, al suo posto c’era qualcosa che non sappiamo come chiamare, forse estasi, forse vagheggiamento, eppure era come se vedesse al di là di qualsiasi cosa, della confusione e delle chiacchiere e del brusio che caratterizzano la nostra vita, le angustie per il sovrappeso, i soldi, le rughe, la politica, il taglio di capelli. Forse tutti noi saremmo dovuti andare a sud a imparare il latino e guadagnare quello sguardo nuovo, allora il nostro paese si sarebbe forse liberato in aria fluttuando nel cielo.”

A mio parere, un aspetto interessante di questo personaggio, è il modo in cui realizza questa piccola rivoluzione: torna nuovo dopo aver studiato l’antico. In un certo senso, quindi, dopo aver viaggiato nel tempo. Il tema del tempo traspare costantemente dalle pagine del romanzo, in particolare sotto tre punti di vista.

Il primo è quella della nostalgia dei tempi andati: la frenesia e i cambiamenti introdotti con l’epoca moderna sembrano inesorabilmente spezzare la magia di un posto incantato.

“Ci sono ancora persone che si danno la pena di scrivere lettere. Non vuol dire forse aggrapparsi a un mondo scomparso, al passatismo, ostinarsi a soffiare su tizzoni spenti? Ci siamo abituati alla velocità, digiti le parole al computer, premi un pulsante e quelle arrivano a destinazione. La chiamano immediatezza. […] Le parole al computer, però, possono anche sparire, svanire nel nulla, rimanere chiuse dentro programmi obsoleti, cancellarsi quando la macchina si rompe, e i nostri pensieri, le nostre reazioni diventano aria, tra cent’anni, figuriamoci mille, nessuno saprà che siamo esistiti. Certo, la cosa dovrebbe lasciarci indifferenti, viviamo qui e ora e non tra cent’anni, ma un giorno ci capita tra le mani una vecchia lettera e qualche demonio si agita nel profondo di noi, ci sembra di sentire un filo che parte da dentro e sparisce nel passato e pensiamo, ecco il filo che tiene insieme il tempo. […] ci sentiamo rodere dal pensiero, dalla sensazione che stiamo spezzando quel filo, che arriva a noi ma non va oltre, che stiamo creando un vuoto che non sarà mai colmato.”

Il secondo punto di vista riguarda il tempo nel suo trascorrere inesorabile. Fermarlo è impossibile, la vita passa e quasi non ce ne accorgiamo. Sono questi gli stralci (riportati, ritengo, non a caso in corsivo), in cui Jόn Kalman Stefánsson accompagna noi lettori davanti a domande scomode, ma che tutti, almeno una volta nella vita, ci poniamo:

“Per quale motivo viviamo; si può rispondere a domande del genere? Forse no, abbiamo un compito, a parte baciare labbra e così via? Ma a volte, e solo un attimo prima che il sonno ci prenda la sera, quando la giornata è trascorsa con tutta la sua inquietudine, quando siamo distesi a letto ad ascoltare il sangue che scorre e il buio entra dalle finestre, a volte ci sorge il profondo e fastidioso dubbio che il giorno appena passato non sia stato sfruttato a dovere, che ci sia qualcosa che avremmo dovuto fare, solo non sappiamo cosa.”

Il terzo aspetto del tempo, strettamente collegato al punto precedente, si coglie, invece, sul finire del romanzo (tranquilli, no spoiler!). E’ vero che il tempo trascorre, ma è anche vero che esso segue una certa ciclicità: ad ogni storia, ne seguirà una nuova, ad ogni vita una morte e poi di nuovo vita, arriverà l’amore e se ne andrà, poi tornerà ancora. Ed, infatti, ecco come Jόn Kalman Stefánsson chiude il settimo e penultimo capitolo:

“Ancora una storia, e poi è finita, eppure no”.

Ed è esattamente questa la sensazione che pervade il lettore al termine del libro: e poi? E poi c’è un altro uomo, un’altra donna, un’altra storia, anche quando le pagine sono ormai finite.

Lo stile di Jόn Kalman Stefánsson è perfettamente in sintonia con ciò che racconta: che altro modo ci sarebbe di narrare storie di gente comune, se non in maniera immediata e scorrevole, con un tono malinconico, ma non per questo privo di ironia? Non c’è l’intento di giudicare, né di consolare, bensì solo quello di descrivere la vita per ciò che : triste, a volte amara, ma sempre bella.

Consiglio “Luce d’estate ed è subito notte” a chi voglia scoprire la letteratura nordica iniziando da una lettura leggera, ma non scontata, ideale per chi desideri avventurarsi in un caleidoscopio di vicende umane ed emozioni, senza rinunciare ad interessanti spunti di riflessione. Inoltre, caratteristiche sono le descrizioni dei paesaggi islandesi, i quali fanno da perfetta e pittoresca cornice alla narrazione. Insomma, sembra proprio vero che “a volte nei posti piccoli la vita diventa più grande”.

Info utili:

  • Casa editrice: Iperborea
  • Anno di pubblicazione: 2018. Prima edizione 2005. Prima edizione italiana 2013.
  • Pagine: 276
  • Prezzo di copertina: 8,90 € (Collana “I boreali – La grande letteratura del Nord”, collaborazione Iperborea e Corriere della Sera)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...