Memorie di Adriano – Marguerite Yourcenar

Tempo di lettura: 21 Maggio 2018 – 11 Dicembre 2018

Parola chiave dell’esperienza di lettura: Ritorno al classico. E’ stato bellissimo respirare di nuovo il clima dei banchi liceali, in cui studiavo con ammirazione la vita, la politica e le gesta di grandi uomini, dei più grandi. Adriano è certamente uno di loro.

Origine del libro: Regalo di compleanno di un paio di anni fa, da parte di una persona a me molto cara. “Rileggendolo, ho pensato a te”, sono state le sue parole.

“Memorie di Adriano” è un romanzo storico in forma epistolare, un discorso organizzato in sei parti, ma comunque continuo, in cui Adriano, ormai prossimo alla morte, si racconta al giovane Marco Aurelio. Questo, se vogliamo dare una definizione cara ai tecnici e agli esperti. Per me, invece, questo libro è esattamente come lo ha descritto l’autrice: il ritratto di una voce.

E’ vero, ci ho messo davvero tanti mesi per leggerlo, penso di aver battuto il mio record di lentezza. Ma, riflettendoci, non sarebbe potuto essere diversamente: sono convinta che il modo migliore di gustare il capolavoro di Marguerite Yourcenar sia proprio quello di assumerlo in pillole, come una medicina per l’anima, per la coscienza e la consapevolezza di se stessi.

E’ una storia che inizia dalla fine. L’imperatore è ormai invecchiato e malato, prossimo alla morte e proprio questa prossimità lo spinge a raccontarsi, a narrare la sua vita. In particolare, l’esistenza di Adriano mi è parsa come un’evoluzione di tre fasi: il soldato, il dio e l’uomo.

Il giovane Adriano è un brillante e capacissimo soldato romano, ma ha una particolarità: ha un che di soldato illuminato, con idee diverse da quelle a cui siamo abituati quando leggiamo della grande storia dell’impero:

Non avevo l’ingenuità di credere che dipendesse solo e sempre da noi evitare qualsiasi guerra; ma volevo che si combattessero solo quelle difensive: sognavo un esercito addestrato a conservare l’ordine sulle frontiere. Qualsiasi ingrandimento nel già vasto organismo dell’impero, mi faceva l’effetto d’una escrescenza malsana, un cancro, un’idropisia che avrebbe finito per ucciderci. Nessuna di queste opinioni avrebbe potuto essere prospettata all’imperatore.

Tuttavia, il destino riserva ad Adriano l’onore e l’onere di quella carica. Diviene imperatore e può iniziare a realizzare il suo progetto di pace, anche forzandolo, dove necessario. Molti saranno i suoi viaggi nelle provincie imperiali, spesso si recherà in Grecia, iniziando a sviluppare un particolare rapporto con il divino. Adriano ha consapevolezza di sé quale essere umanamente divino.

Io intuivo diversi i miei rapporti col divino. M’immaginavo nell’atto di secondarlo nel suo sforzo d’imprimere al mondo una forma e un ordine, di sviluppare e moltiplicarne le circonvoluzioni, le ramificazioni. […] A quarantaquattro anni mi sentivo, senza impazienze, sicuro di me, perfetto quanto me lo consentiva la mia natura: eterno. […] Ero dio, semplicemente, perché ero uomo. I titoli divini che la Grecia mi accordò in seguito non fecero che proclamare ciò che da tempo avevo constatato da me stesso.

Ma gli anni passeranno e mostreranno ad Adriano che egli non è più di questo: un uomo. Certo, un grande uomo, ma come tutti alle prese con l’inesorabile avanzare della vecchiaia e con le riflessioni sugli anni passati, carichi di una nuova saggezza, proiettati inevitabilmente sul futuro e specchio di una civiltà che spesso è stata descritta come la migliore di tutte:

Non ho figli e non lo rimpiango. Certo, nelle ore di stanchezza e di debolezza, quando ci si rinnega, a volte mi son rimproverato di non essermi dato il fastidio di generare un figlio che mi avrebbe continuato. […] Del resto, l’autentica continuità umana non si stabilisce attraverso il sangue: è Cesare l’erede diretto di Alessandro, e non già quel bimbo gracile, nato da una principessa persiana in una cittadella asiatica. […] La maggior parte degli uomini che contano nella storia ha avuto una progenie mediocre, o ancor peggio: si direbbe che essi esauriscano in sé tutte le risorse d’una razza. L’affetto paterno, poi, è quasi sempre in conflitto con gli interessi d’un capo di Stato, e anche se ciò non fosse il figlio dell’imperatore per di più deve sottostare ai pregiudizi d’una educazione principesca, la peggiore fra tutte, per un futuro imperatore. Fortunatamente, per quel poco che il nostro Stato ha saputo darsi una norma per la successione imperiale, essa è l’adozione: e anche in questo, io ravviso la saggezza di Roma. L’impero al più degno.

Come ho anticipato, ciò che di più mi ha catturata del personaggio di Adriano è il suo amore profondo, un’immensa gratitudine, per la Grecia. L’imperatore torna spesso ad essa e agli studi della sua lingua e cultura nei suoi discorsi, ma anche nei suoi viaggi, tanto da farsi carico del rifiorire della città di Atene, applicando il necessario rigore di Roma e rendendola nuovamente un centro di studi e di cultura del bello.

Era pur sempre bella Atene e non mi rammaricavo d’aver imposto discipline greche alla mia esistenza; tutto quel che c’è in noi di armonico, cristallino e umano ci viene dalla Grecia. Ma mi veniva fatto, a volte, di dire a me stesso ch’era stato necessario il rigore un po’ austero di Roma, il suo senso della continuità, il suo gusto del concreto, per trasformare ciò che in Grecia restava solo mirabile intuizione dello spirito, nobile slancio dell’anima, in realtà.

Nonostante lo stile impeccabile della Yourcenar e la sua grande capacità di comunicazione, tanto che pare realmente di parlare con l’imperatore in persona, leggere questo libro non è stato facile, ci è voluto impegno per immedesimarsi al meglio nei pensieri di un uomo sofisticato, brillante, ma non esente da vizi e difetti. Non è un libro da leggere una sola volta nella vita, anzi, ritengo che queste pagine siano da sfogliare più volte negli anni, così da guardare l’esistenza di Adriano sempre con occhi e mente pieni di nuove consapevolezze. Ci sono cose che non si possono sentire a tutte le età. Ecco perché, quando ho girato l’ultima pagina, ho sentito che quello non era un addio, ma un semplice arrivederci.

Consiglio questo libro a chi abbia voglia di respirare l’aria dell’impero romano, ma dal punto di vista di un uomo che ha cercato di renderlo un sistema migliore, più giusto, efficiente, contribuendo alla storia di una civiltà eterna.

INFO UTILI:

  • Casa editrice: Einaudi
  • Anno di pubblicazione: 2014. (Prima pubblicazione 1974 da Editions Gallimard, Paris)
  • Pagine: 268
  • Prezzo di copertina: 13,00 €

 

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